Lilly King e le Falle nell’Antidoping Durante la Pandemia

Lilly King e le Falle nell'Antidoping Durante la Pandemia

Foto: Peter Bick

Lilly King e le Falle nell’Antidoping Durante la Pandemia

Lilly King non è mai stata restia a parlare di problemi dell’anti-doping. La ranista americana ha recentemente espresso forte preoccupazione a causa di programmi poco scrupolosi per quanto riguarda i controlli anti doping in tempo di pandemia. E ovviamente di chi potrà cercare di trarne vantaggio.

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La conferenza stampa prima delle qualificazioni USA

Durante una conferenza stampa prima dell’inizio dei trials americani di qualificaizone Olimpica, King ha definito la situazione doping “altamente preoccupante”. A causa delle restrizioni al movimento e ai contatti tra le persone, gli ufficiali che eseguono i controlli anti-doping non hanno avuto vita facile. Non solo King ma anche molti altri nuotatori statunitensi sono preoccupati che questi allentamenti nel controlli possano lasciare spazio a chi vorrà approfittarsene.

“Direi sicuramente che alcuni dei paesi meno affidabili (?che strana discriminante – ndr) stanno approfittando di questo periodo di controlli rarefatti”, ha detto King. “Personalmente sono stata testata più di 20 volte nell’ultimo anno, quindi so che gli americani sono ben controllati. Ma sfortunatamente non possiamo sapere come il resto del mondo effetua controlli e se questi sono effettivamente sicuri”.

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I test antidoping a distanza e le linee guida dell’Agenzia Mondiale Antidoping

I test fatti da Lilly King includevano in parte dei test sperimentali per esami antidoping a distanza a cui si è sottoposta anche Katie Ledecky. La World Anti-Doping Agency ha pubblicato delle linee guida, nel Maggio 2020, progettate per integrare i propri protocolli con quelli delle necessità sanitaria in pandemia. Ma se teoricamente è stata molto solerte, concretamente sembra si sia fatto poco.

King è stata sempre molto schietta nella sua lotta per un nuoto pulito, specialmente nelle schermaglie con la sua rivale russa, Yulia Efimova. Venerdì ha espresso di nuovo preoccupazione assieme a Tim Hinchey (presidente e CEO di USA Swimming). Hinchey, al contrario di King, è però ottimista e pensa che l’elezione del nuovo presidente FINA Husain Al Musallam e di Brent Nowicki come direttore esecutivo, siano due cose positive in questo senso.

Nowicki, un avvocato americano, ha già avuto a che fare con problemi relativi all’anti-doping: alcune questioni al Tribunale Arbitrale dello Sport e ha supervisionato la Divisione Antidoping del CAS alle ultime due Olimpiadi.

Dice Hinchey: “Ad essere onesti c’è una preoccupazione diffusa. Se parlate con nuotatori, allenatori e staff non avrete dubbi che ci siano state delle mancanze. E questo ci preoccupa. Quello che mi dà fiducia sono i recenti cambiamenti ai vertici FINA. Penso che il presidente Husain abbia fatto di questi problemi un punto importante della sua agenda. Poi c’è Brent con la sua esperienza. Dalla prospettiva di chi nuota sono ottime notizie”.

King, che non è famosa per usare mezzi termini, quando le è stato chiesto se pensava che nuotatori dopati potessero essere in gara a Tokyo, ha risposto: “Come sempre, purtroppo. Sì”.

 

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