Quando il Dorso impazzì: come la subacquea di Berkoff cambiò tutto

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    Foto: Daichi Suzuki/Everypixel

    Quando il Dorso impazzì: come la potente subacquea di Berkoff cambiò tutto

    Diamo un’occhiata a come il “quinto stile”, ovvero la battuta di gambe a delfino in subacquea, ha rivoluzionato completamente le gare di nuoto a Dorso. E il ruolo enorme che hanno giocato in questa rivoluzione le Olimpiadi di Seoul del 1988.

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    Giocare a nascondino

    Potevi pensare che stessero giocando a nascondino durante la gara. Non sappiamo cosa abbiano pensato allenatori, giudici di gara e pubblico. Di sicuro sono rimasti completamente allibiti. Quando sarebbero riemersi i dorsisti. Chi sarebbe arrivato prima? Con che vantaggio?

    È successo in Corea del Sud, durante le Olimpiadi. Il giapponese Daichi Suzuki, in lotta con l’americano David Berkoff e con il russo Igor Polyansky, si fecero la finale dei 100 Dorso praticamente in subacquea per metà gara, inclusi i primi 30 metri! (puoi vedere il video della gara più sotto).

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    In anticipo rispetto ai tempi, Jesse Vassallo

    Vassallo fu il pioniere della battuta di gambe a Delfino in subacquea. Nel documentario “How the Dolphin Kick Changed Swimming Forever” (La battuta di gambe a Delfino che ha cambiato per sempre il nuoto – trovi un breve video in fondo a questo articolo) Vassallo spiega come tutto è nato. Dice che era il 1976 e doveva gareggiare nei 200 Dorso contro il campione Olimpico John Naber.

    Essendo Vassallo molto più basso del campione, pensò che il miglior modo di ovviare a questo svantaggio fosse di sfruttare la battuta di gambe in subacquea per evitare di soccombere alla potenza di Naber. In questo modo avrebbe anche evitato le turbolenze degli avversari più imponenti di lui.

    Nel documentario citato poc’anzi Vassallo dice: “Decisi di fare in subacque fin dall’inizio e funzionò piuttosto bene. Perciò, dopo quella gara, continuai a sviluppare questa tecnica e ad usarla nelle virate e ogni volta che potevo. Credo di essere quello che l’ha inventata anche se altri nuotatori l’hannno portata fino a livello Olimpico”. (Vassallo non poté partecipare alle Olimpiadi perché il suo momento sarebbe arrivato alle Olimpiadi del 1980 a Mosca che gli Stati Uniti, in piena guerra fredda, decisero di boicottare.

    La decisione di Vassallo di utilizzare la sua abilità in subacquea per ovviare a un problema è stata innocente nella sua genesi. Ma, in ultima analisi, ha cambiato tutto lo sport del nuoto.

    Un’innovazione che ha cambiato tutto

    La “fase subacquea estesa” è servita a Jesse Vassallo ma il possibile vantaggio universale che poteva derivarne non è stato subito capito dal mondo del nuoto. Ciononostante vi furono alcuni atleti che ne intuirono le potenzialità. Tra loro il giapponese Daichi Suzuki che garreggiò in subacquea i primi 25 metri dei 100 Dorso nelle eliminatorie dei Giochi del 1984 a Los Angeles. Ciononostante Suzuki non passò in finale. Questo lo fece desistere dall’utilizzo della “subacquea estesa” che momentaneamente sparì dal mondo del nuoto.

    E Berkoff capisce

    Ma mentre Suzuki non beneficiò della poco ortodossa tecnica subacquea, alle stesse Olimpiadi di Los Angeles Berkoff capì meglio il potenziale di una fase subacquea estesa con battuta di gambe a Delfino. Dorsista molto dotato, Berkoff spese unsacco di tempo sperimentando la nuova tecnica e capì una cosa fondamentale, la massima velocità che un nuotatore raggiunge in acqua la raggiunge durante la subacquea con gambe Delfino. (il ruolo dei vortici prodotti dalla battuta di gambe nell’aumento di velocità verrà compreso solo più tardi).

    In conseguenza dell’utilizzo massiccio in allenamento e in gara di questo nuovo approccio, Berkoff vede i suoi tempi abbassarsi clamorosamente. Finché arriva a infrangere il record americano dei 100 Dorso nel 1987. Nella vasca lunga Berkoff aveva talmente affinato la sua arte che riusciva a stare in subacquea per 35 o 40 metri! All’inizio, dice Berkoff, molti lo prendevano in giro e pensavano che una tecnica del genere lo avrebbe lasciato senza fiato né energie dopo la prima vasca.

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    Invece, benché il debito di ossigeno giocchi sicuramente un ruolo quando questa tecnica viene utilizzata, il vantaggio che fornisce sorpassa di gran lunga lo svantaggio. Per Berkoff questo ha voluto dire un paio di record mondiali infranti nel 1988. Fu il primo nella storia a infrangere la barriera dei 55 secondi nei 100 dorso. Divemme quindi l’uomo da battere alle Olimpiadi di Seoul perchiunque avesse l’ambizione di vincere l’oro.

    Lo shock dei Giochi Olimpici di Seoul 1988

    Più si avvicinavano i Giochi di Seoul e più la subacquea estesa stava diventando la norma. Come si può vedere dalla finale dei 100 Dorso (video qui sotto) in cui ben 5 degli 8 finalisti riemergono a rompere l’acqua oltre i 25 metri, in qualche caso pure 35.

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    Suzuki si prese l’oro ma sia Berkoff che Polyansky lo accompagnarono sul podio. Poi Berkoff guidò la staffetta 4×100 misti USA al secondo tempo più veloce di sempre (54″56). Polyansky si prese l’oro nei 200 Dorso.

    Poi la FINA cambiò le regole

    La FINA, per nulla contenta che le gare a Dorso stessero diventando gare di apnea, istituì una regola che limitava a 10 i metri che potevano essere percorsi in subacquea sia dallo start che dopo le virate. Sembrò una punizione per Berkoff. Nel 1991 la Federazione Internazionale Nuoto estese la distanza a 15 metri e la fase subacquea ha oggi un’importanza ENORME. Tanto che tutti gli allenatori fino ai massimi livelli sanno che è una parte essenziale delle abilità di quasiasi nuotatore che voglia eccellere a livello non solo mondiale.

    Hanno addirittura dato un nome a questa tecnica definendola il “Quinto Stile”. Con allenatori specializzati come Mike Maric e Bob Gillet si sono allenati sulla subacquea atleti e atlete del calibro di Federica Pellegrini e Misty Hyman, per citarne solo due.

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    tratto da : Swimmingworldmagazine

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