Una Piscina a Bologna non ha Mai Chiuso

    Fonte immagini: pexels, © Stefano Benfenati – Piscina ‘Carmen Longo’ di Bologna

    Una Piscina a Bologna non ha Mai Chiuso

    Possibile? C’è una piscina a Bologna che non ha mai chiuso i battenti, nonostante il Covid-19. Come è successo?

    Succede che il Dpcm del 24 ottobre 2020 sospende tutto lo sport di base vietando il nuoto al grande pubblico e consentendo l’attività solo agli agonisti. I ristori da parte dello Stato non ci sono. Allora i vari gestori di tutti gli impianti bolognesi (che già in precedenza si erano riuniti in consorzio) si mettono d’accordo e stipulano un ‘patto di solidarietà’.

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    La piscina più grande d’Italia

    Tutta l’attività dei vari impianti viene convogliata nella piscina olimpionica di Bologna, ad oggi la struttura al coperto più grande d’Italia. Tutti gli atleti hanno quella come nuovo punto di riferimento.

    Una piscina super organizzata con misure di prevenzione e procedure di sicurezza spinte al massimo. L’impianto di Bologna, aperto dalle sei del mattino a mezzanotte, riesce così a garantire la sicurezza di tutti pur restando attivo.

    Un esempio e una testimonianza che “si può fare”?

    All’AGI che lo ha intervistato, Amaurys Pérez (allenatore di pallanuoto della De Akker Bologna) dichiara: “Questa piscina è un vero gioiello. Funziona come un orologio svizzero. Mi batte il cuore ogni volta che entro. È un progetto di valori umani e di resistenza al Covid, una vera eccezione soprattutto in questo momento”.

    Se poi ci aggiungiamo anche un grosso contributo economico del Comune di Bologna allora si capisce bene come è stato possibile salvare sia lo sport agonistico della città che tutte le esigenze riabilitative e mediche in cui il nuoto è strumento coadiuvante e complementare.

    Insomma l’ennesima testimonianza che il Dottor Francesco Landi aveva detto bene.

    Ma come funziona l’illuminato consorzio dei gestori?

    Lo spiega Sampaoli, Presidente del comitato provinciale di ASI (Associazioni Sportive Sociali Italiane): “A Bologna i gestori degli impianti natatori invece di farsi concorrenza si erano riuniti in un consorzio chiamato Acqua Seven. In questa situazione dovuta al Covid fare parte di un consorzio è stato strategico e fondamentale per tutti“.

    Certo il tutto è stato sostenuto dal Comune, aggiunge infatti Sampaoli che il contributo: “senza il quale non si riuscirebbe a tenere in piedi una macchina del genere. Le spese fisse sono elevate e il fatturato è calato del 30 per cento. Grazie all’attività agonistica siamo riusciti a rimanere aperti e riusciamo a garantire lo stipendio ai dipendenti. E’ stata una operazione di concertazione che ha permesso di salvare l’attività agonistica natatoria di tutta la città e di garantire anche l’attività di riabilitazione legata al nuoto”.

    E allora potrebbe essere questa la soluzione per tutte le altre realtà italiane? Speriamo si apra il prima possibile un dibattito proficuo su questo argomento. Impianti che si uniscono per superare questo momento facendo pressioni sulle istituzioni.

    Fonte: AGI

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