La scienza alla base delle palette nuoto

Quali sonoi principi scientifici su cui si basa la costruzione delle palette nuoto?

Il principio scientifico di funzionamento alla base delle palette nuoto è ancora piuttosto sconosciuto a dispetto dell’ubiquità di questo attrezzo nelle piscine di tutto il mondo. Soprattutto quando si consideri l’enorme quantità di ricerche profuse nel produrne sempre di nuove.

Alcuni allenatori e nuotatori le trattano come veleno perché il loro utilizzo può aggravare situazioni articolari (della spalla) già instabili e compromettere la meccanica del gesto (bracciata, vedi McMaster 1993). Altri le usano come una droga, come se tramite questo attrezzo potessero allenare a carichi di lavoro sempre crescenti e con sempre crescenti miglioramenti delle prestazioni.

Le palette nuoto rimangono un mistero

Le palette nuoto rimangono un mistero per diverse ragioni. La prima, molti studi sulle palette hanno coinvolto solo velocisti.  Questi studi non hanno verificato se i benefici dell’utilizzo delle palette nuoto possano valere anche per le nuotate più lunghe in sforzo aerobico prolungato.

Inoltre “paletta” è un termine piuttosto generico, tante sono le forme e le varianti sul mercato. Anche gli studi più approfonditi non sono riusciti a generalizzare i risultati. Molto poche sono le ricerche sull’uso delle palette negli stili ad “asse corta”. Questi studi sono limitati per varie ragioni: il carico sulle spalle a Farfalla e la convinzione che l’uso di palette nella Rana possa confondere e sporcare lo schema motorio della bracciata.

Una delle giustificazioni più comuni per l’uso delle palette nuoto è lo sviluppo della forza in acqua.  Benché si cerchi sempre, giustamente, di ricordare ai nuotatori che il concetto di potenza/forza “a secco” si basi su premesse differenti rispetto allo stesso “in acqua”, molti credono che le palette siano la soluzione.

È palese, dalle ricerche e dall’aneddotica, che la velocità in acqua aumenti quando si usano le palette. Ma non è chiaro se questo accada perché, sul lungo termine, il potenziamento viene trasferito al nuoto senza palette. Provare l’efficacia delle palette è difficile ma possiamo fare alcune inferenze utilizzando le ricerche già esistenti.

Che cosa ci dicono le ricerche fatte finora sull’uso delle palette nuoto?

Può darsi che le palette lavorino come le rotelle delle biciclette dei bambini. La sensibilità all’acqua è difficile da insegnare e la giusta paletta potrebbe aiutare il nuotatore a sentire qualcosa che prima, soltanto con i propri mezzi, non riusciva a sentire/capire.

Forse uno degli obiettivi delle palette potrebbe essere quello di accelerare il processo di apprendimento.

Come scrive Gourgoulis (2008) “Le palette nuoto aumentano l’efficienza propulsiva, la lunghezza della bracciata e la velocità principalmente per la maggiore area che offrono per far presa sull’acqua”. L’obiettivo di allenamento potrebbe essere quello di cercare la stessa sensazione in acqua anche dopo aver tolto le palette. “Forza” potrebbe non essere il termine corretto, ma la migliorata meccanica di bracciata potrà migliorare la velocità. Non solo attraverso l’efficienza propulsiva ma anche attraverso una migliore tecnica e posizione del corpo che ridurranno l’attrito.

Migliore meccanica di bracciata grazie alle palette nuoto

Benché una serie piuttosto lunga con le palette nuoto possa dare una buona “pompata” a spalle e dorsali, la maggiore velocità acquisita potrebbe essere dovuta a un miglioramento della bracciata piuttosto che della forza.

Ogita ha sottoposto a controllo sei nuotatori maschi categoria Ragazzi. Con un test di esercizio progressivo in due condizioni: con palette e senza palette. Non ha riscontrato differenze nei principali valori di deficit di ossigeno tra le due condizioni.

La conclusione è stata che “questi risultati suggeriscono che la maggiore velocità in acqua, acquisita con le palette, non influisce sulle risposte metaboliche. La stessa può essere acquisita impegnando in lavoro la stessa massa muscolare”.

Come la consideriamo? Forza o efficienza? Difficile dirlo ma è chiaro che i risultati di questo studio non sono metabolici.  Inoltre Zafiriadis (2007) esaminando dorsisti di livello nazionale non ha trovato differenze nei livelli di lattato nel sangue sia che il nuotatore usasse palette, paracadute, sia che nuotasse senza nulla. Questo a patto che fosse mantenua la stessa frequenza di bracciata.  Le vasche fatte con palette erano, però, quelle con la lunghezza di bracciata maggiore.

Alterazione della frequenza di bracciata

La più grande preoccupazione nell’utilizzo di palette, infortuni a parte, è che palette troppo grandi potrebbero alterare la frequenza di bracciata (Gourgoulis 2006, 2008, 2009).  Questo può sembrare un’ovvietà. Specialmente se hai mai visto qualcuno con palette enormi ridurre anche di metà il conteggio di bracciate per vasca. A un certo punto la paletta diventa troppo larga perché la bracciata possa mantenere uno stretto contatto con la nuotata “normale”.

Ciononostante palette di misura adeguata dovrebbero preservare la coordinazione della bracciata. “Lo schema motorio del movimento non viene modificato in maniera significativa quando si nuota con palette a una frequenza di bracciata costante. Invece le palette troppo grandi causano un rallentamento nella velocità della mano durante la fase subacquea.”  (Gourgoulis 2006)).

Conclusioni
Molto di quel che sappiamo sulle palette nuoto è basato su sensazioni e sull’osservazione.  È bene sapere che ci sono ricerche che offrono indizi importanti. Su cosa? Su come migliorare la nostra comprensione del funzionamento di importanti attrezzi per l’allenamento, come ad esempio le palette nuoto.

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