Lo “scivolamento” ti rallenta

Un nuotatore chiede: “Leggendo il libro di Sheila Taormina, Swim Speed Secret, sembra che la sua idea di streamline (posizione di scivolamento) sia qualcosa che molti nuotatori interpretano nella maniera errata. In un altro libro, Total Immersion di Terry Laughlin, sembra invece che lo scivolamento venga enfatizzato. È una questione semantica o sono in disaccordo su questo punto?”

Una premessa. In Swim Speed Secrets, Sheila sostiene che un nuotatore stia “scivolando” quando tiene le braccia distese sopra la testa nel tentativo di aumentare la propria distanza per bracciata (DPB) o, detta con altre parole, di diminuire il numero di bracciate per vasca (BPV). Sheila descrive lo scivolamento come una maniera desiderabile di allontanarsi dal muro dopo una virata. (Guarda come Sheila spiega una buona posizione di scivolamento nel video sottostante)

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Ma Swim Speed Secrets risponde a questa domanda nel dettaglio con il Capitolo 2: The Big Picture — Understanding the Swimming Equation. In questo capitolo Sheila spiega come i nuotatori non debbano considerare solo il numero di bracciate che fanno ma anche la loro frequenza (bracciate al minuto).

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Allison Schmitt, medaglia Olimpica 2008, non scivola…

Dal libro: “Un convegno sul nuoto sta per tenersi nella mia città. Si dice che in un incontro verrà spiegato il segreto per liberare il potenziale dei nuotatori. All’incontro viene detto che meno sono le bracciate per vasca e meglio è. Tutto ruota intorno alla riduzione del numero di bracciate per arrivare all’altro capo della vasca. Sappiamo tutti che questa è una cosa buona, ma a questo convegno non si parlava della frequenza come parte dell’equazione.

Durante tutto il fine settimana i partecipanti erano in acqua, allungandosi, stendendosi e scivolando in avanti. Erano belli da vedere e molto fluidi.

Gli atleti erano eccitati per essere riusciti a diminuire il numero di bracciate per vasca da 10 a 8. Ma il problema è che quegli allenatori non hanno inserito la variabile frequenza (bracciate al minuto). Nessuno ha cronometrato questo parametro. Ora, invece di metterci 1 secondo per bracciata i nuotatori ce ne mettevano 1,5 visto che si perdevanoin un eccessivo scivolamento in avanti ad ogni bracciata.”

Sheila poi utilizza una semplice equazione matematica per mostrare a quei nuotatori che meno bracciate a una frequenza più bassa significa nuotare più lentamente, non più velocemente. L’equazione era una cosa del genere:

(10 bracciate x vasca) x (1 secondo/bracciata) = 10 secondi per nuotare una vasca
(8 bracciate x vasca) x (1.5 secondi/bracciata) = 12 secondi per nuotare una vasca

Vuol dire essere del 20% più lenti!

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Nella foto Jim, un amico di Sheila. Hanno entrambi lo stesso numero di bracciate per vasca ma Jim è più lento di 19 secondi ogni 100m. Perché? La posizione di corpo, testa e la rotazione delle anche sono buone ma Jim scivola ed effetua la trazione con il braccio disteso.

O, come Sheila dice nel libro:

“Cavolo! Erano diventati più lenti. Lasciarono il convegno convinti di essere diventati più veloci ma era vero il contrario. E il motivo è che gli era stata insegnata solo parte di un’equazione, il che li aveva portati a credere di poter migliorare i propri tempi solo concentrandosi sulla riduzione del numero di bracciate.

“La morale è che non puo migliorare la parte dell’equazione relativa al numero di bracciate soltanto scivolando in avanti. Non è solo quello che i nuotatori agonisti fanno per migliorare i propri tempi”.

 

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